Bajaj!

15 09 2010

Una simpatica variante dei blue donkey sono i bajaj, delle specie di apecar attrezzate al trasporto pubblico, vietate nel centro cittadino ma diffusissime appena si esce dal perimetro della Ring Road, il “grande raccordo anulare” della capitale.

Se gli autisti dei blue donkey sono spericolati nella guida, quelli dei bajaj sono dei veri kamikaze. Spesso al posto delle portiere hanno delle tende, che saranno scomode quando c’è da guardare negli specchietti retrovisori (se ci sono) ma hanno il vantaggio di permettere all’autista di guidare con un ginocchio fuori dall’abitacolo. E poi certi sono pure ecosostenibili, per non consumare energia i fari di notte non li accendono proprio!





Blue donkey

11 07 2010

Qui ad Addis Ababa esistono due tipi di donkey: gli asinelli in carne e pelliccia, che di solito trasportano carichi dal peso e dalla dimensione improbabili per la loro stazza, e i blue donkey, i pulmini bianchi e blu che sfrecciano per la città stipati all’inverosimile con carichi umani altrettanto improbabili.

Questi pulmini sono il mezzo di trasporto più utilizzato dalla popolazione. Sono delle specie di taxi collettivi che hanno di solito un equipaggio di due persone: l’autista (e su come si guida qui in Etiopia mi soffermerò un’altra volta…) e un “buttadentro” che normalmente viaggia con il busto fuori dal finestrino gridando la direzione verso cui è diretto il mezzo.

Non esistono fermate come per gli autobus, così quando i blue donkey sono costretti a rallentare oppure non sono pieni fino sopra al tetto di gente, passandogli a fianco si può sentire il buttadentro urlare nel traffico caotico della città “Bolebolebole!” (Bole è la zona dell’aeroporto), “Maganagnamaganagnamaganagna!” (Maganagna, una grande rotonda all’intersezione di importanti strade che si avvicina moltissimo alla mia rappresentazione mentale di un girone infernale dantesco: gente che aspetta i bus che stazionano lì vicino, gente che dorme in mezzo allo spartitraffico, gente che vende sui marciapiedi ogni sorta di merce dai calzini alle brioche e caffè nei thermos, il tutto in mezzo ad un traffico spropositato ad ogni ora del giorno) e altri pittoreschi nomi della città. Si fermano, a bordo strada ma anche in mezzo, e ripartono dopo aver caricato i passeggeri, il tutto naturalmente senza considerare neppure l’idea di mettere una freccia per segnalare le loro intenzioni oppure di usare gli specchietti retrovisori per vedere se sopraggiunge qualche altra vettura…








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