Ecco perché molti etiopi hanno la pelle chiara (e parlano italiano senza saperlo)

28 03 2012

Stamattina in macchina, durante il mio giro di consegne di ciascun famigliare al rispettivo luogo di lavoro/studio, ascoltavo “Figli di Annibale”, avete presente? Avendo un marito partenopeo, gli Almamegretta sono imprescindibili nella compilation da macchina. Se ascoltate il testo della canzone, troverete un’interpretazione del perché molti italiani hanno la pelle scura:

“durante la guerra pochi afroamericani riempirono l’Europa di bambini neri
cosa credete potessero mai fare in venti anni di dominio militare
un’armata di africani in Italia meridionale”

E così la mia mente ha iniziato a vagare.

In Etiopia, nonostante gli italiani siano rimasti solo cinque anni e nonostante la promulgazione nel 1937 delle leggi razziali che vietavano qualsiasi tipo di rapporto (matrimonio, madamato, legami di sangue) tra i conquistatori e la popolazione locale, le persone che si incontrano per strada e che hanno la pelle più chiara (caramel, la definirebbe mia figlia) sono un buon numero. Un’altra eredità italiana lasciata all’ex colonia abissina.

Lo so, ne ho già parlato altre volte, ma devo dire che l’eredità italiana in Etiopia, soprattutto quella linguistica, è un argomento che mi affascina e mi diverte. Spesso, parlando con gli etiopi, quando dico loro “questa è una parola italiana!” loro mi rispondono “Ah, si dice così anche in italiano?”, come se la radice linguistica fosse habesha, locale, non latina.

Così gettone in amharico è il calcio balilla (qui se ne vedono per strada alcuni che probabilmente risalgono ancora, come la parola, all’epoca coloniale italiana), e i bambini giocano con le bigli di vetro, ve le ricordate ancora?

La mattina quando gli etiopi si vestono mettono calzi e canottiera e le signore prendono la borsa prima di andare dal parrucchiere a farsi una piega con i bigodi.

E se avete problemi con l’auto, il meccanico vi potrebbe dire che ha trovato un dado spanato nel carburatore della vostra machìna (con l’accento sulla i).

Un’ultima osservazione: l’altro giorno in un bar origliavo il discorso di due ragazze etiopi, senza naturalmente capirci un’acca, ma ho notato all’interno del parlato l’uso massiccio di parole della lingua inglese. Parole correnti, come yesterday, school, book, che hanno senza dubbio un corrispettivo in amharico. Probabilmente il fatto che l’istruzione superiore qui sia impartita in inglese, scelta come lingua franca all’interno di una nazione che possiede circa 80 lingue locali, ha un certo peso nella corruzione della lingua amharica. Certo, fa sempre un po’ impressione assistere al declino dell’uso di un idioma, è come se un pezzo di mondo andasse perso, sostituito da concetti e idee, non solo parole, che non appartengono alla sua cultura.





Calcio:ecco perché

19 12 2010

L’altra sera è venuto a cena un nostro amico etiope e il discorso è andato a finire sulla cospicua eredità linguistica che l’Italia ha lasciato all’amharico: come ho già scritto in un altro post , molte parole sono prese dalla lingua parlata in Etiopia pari pari dall’italiano.

Questo amico mi ha anche spiegato il mistero della parola calcio, usata qui nel senso di pedata: quando i “signori” italiani sono arrivati qui, non avevano molto rispetto per il personale locale e quando secondo loro la produttività era bassa, rifilavano loro un calcio e dicevano “lavora, ciuccio!”.

Devo dire che non ne vado orgogliosa, ma almeno la mia curiosità è stata soddisfatta!





Cosa hanno lasciato gli italiani in Etiopia

1 12 2010

Riprendendo il filo del discorso affrontato nel post precedente, ci sono alcune cose che gli italiani hanno indubbiamente lasciato in eredità al popolo etiope. Oltre alle infrastrutture che ancora reggono nonostante il passare del tempo, le macchine per l’espresso e l’abitudine a comprare i dolci per il pranzo della domenica, l’Italia ha lasciato in dote all’amharico un’indubbia eredità linguistica.

Le parole nell’ambito meccanico, come carburatore, gommista, cacciavite, ecc. sono prese pari pari dall’italiano, comprese machìna (con una sola c e l’accento sulla i), targa, aeroplano. Anche la burocrazia l’abbiamo importata noi: le parole bollo e firma si usano qui come in Italia. E per diluire le vernici, anche qui si usa l’acqua ragia.

Ma la cosa più strana e che non mi sono ancora riuscita a spiegare è il fatto che in amharico si usi la parola “calcio”per dire pedata, colpo con il piede… e prima del 1936 questi etiopi non avevano mai dato un calcio?








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