Yirga Alem

17 01 2012

Yirga Alem ha per me una storia strana. La scorsa estate, stesa su una spiaggia italiana intenta con un occhio a controllare che i pargoli non affogassero e con l’altro a leggere un settimanale femminile, mi sono imbattuta in un articolo che elencava i dieci posti del pianeta che vale la pena di visitare ma di cui nessuno ha mai sentito parlare. Yirga Alem era uno di questi luoghi. All’epoca non avevo idea di dove si trovasse, ma visto che in questo viaggio ci si passava proprio vicini, perché non cogliere l’occasione?

È stata una giornata nell’Etiopia rurale, immersi in uno scenario naturale incontaminato.

Abbiamo visto come si lavora l’enset, il falso banano molto diffuso in alcune zone del paese. Le piantagioni vengono curate dagli uomini, mentre il taglio e la lavorazione della pianta è un compito femminile. Della pianta non si butta via niente: dalla polpa si ricava una specie di farina usata per cucinare, mentre il siero viene lasciato fermentare e consumato come yogurt. Le fibre si intrecciano e si usano per produrre corde.

Dopo aver tagliato la pianta questa donna ci ha mostrato come viene lavorato l’enset: con una specie di coltello dalla doppia impugnatura, tenendo fermo il ramo con un piede (prima se l’era lavato, ma sull’igiene dell’intera operazione meglio sorvolare…), ha estratto la polpa e il siero. Poi ci ha fatto vedere come, dalla polpa essiccata per quaranta giorni, ha estratto la farina.

Dopo ci siamo spostati nella capanna utilizzata per cucinare: in un ambiente dove girellavano curiosi bambini, galline, un vitello e una capra (di notte il bestiame viene ricoverato all’interno delle capanne, vuoi per evitare le aggressioni di animali selvatici, vuoi per riscaldare l’ambiente… come nel presepe!), ha preparato una specie di crêpe sopra una piastra sorretta da alcuni vasi dal fondo rotto.

E poi ce l’ha offerta: rifiutare pareva scortese e dunque l’abbiamo assaggiata… il gusto è acidulo, ma nel complesso buono e nessuno si è poi sentito male!

Nel pomeriggio abbiamo passeggiato nella foresta di caffè vicina al lodge, tra scimmie, colobus, fonti naturali, dik dik, antri abitati dalle iene e piante profumatissime dalle virtù terapeutiche.

Sulla strada del ritorno, i diversi villaggi che si susseguivano avevano ognuno una vocazione specifica: in uno si vendeva legna da ardere, nell’altro zucche, nel successivo pietre per lastricare. Noi ci siamo fermati in quello dove vendevano ceste e come sempre siamo stati accerchiati.

Ma siamo stati bravi, abbiamo portato a casa tre ceste per 100 birr!

Dove abbiamo mangiato

All’Aregash Lodge hanno organizzato per noi un piccolo buffet con pasta, carne e tante verdure coltivate nel loro orto: insalata, pomodori, verza, spinaci, avocado, tutti freschissimi e ben lavati (il rischio di mangiare un’insalata e ritrovarsi con qualche parassita nella pancia qui purtroppo è abbastanza alto). Il personale del lodge, gentile e disponibile (noi, viaggiando con sette bambini, siamo stati un ottimo test di pazienza e sopportazione per i poveri camerieri!), ci ha procurato anche le guide per le due passeggiate di cui ho parlato sopra.

P.S.: grazie per le foto a Pulpo Loco e Happy Hour!


Azioni

Information

3 responses

17 01 2012
francesca

Interessantissimo veder cucinare cosi` etnico…ed avrei assaggiato anche io.
Essendo pazza di ceste forse spazio in macchina permettendo……
francesca

18 01 2012
ferengiaddis

Ceste qui ne trovi quante ne vuoi, di bellissime e coloratissime. Un giorno scriverò anche di un negozio ad Addis…
Finalmente riesco a leggere di nuovo il tuo blog, anche se non riesco a commentare… una cosa per volta!

18 01 2012
destinazioneestero

Bella esperienza! Non avevo mai sentito parlare del falso banano!

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