Viaggiare in auto in Etiopia

11 01 2012

Come vi dicevo nel post precedente, durante le vacanze di Natale il travel team composto da Pizza Fritta, Pulpo Loco, Happy Hour e Fish and Chips (indovinate un po’ chi siamo noi…) ha affrontato circa 2.000 km di viaggio per arrivare nel sud dell’Etiopia e ritorno.

Prima di mostrarvi le meraviglie che abbiamo scoperto in questa vacanza, vorrei fare un piccolo inciso per descrivervi com’è viaggiare nel paese dove abito.

1)      Senza un 4×4 non vai da nessuna parte. Fuori dalla capitale, un fuoristrada è la dotazione minima per affrontare le strada etiopi (e devo dire che pure ad Addis, soprattutto durante la stagione delle piogge, non ci sta male!). Quando ti ritrovi a guadare un fiume perché sul ponte stanno facendo dei non meglio precisati lavori anche se non vedi nessuno all’opera, quando devi guidare per 130 km su piste di terra battuta, quando la strada improvvisamente non c’è più e rivedi l’asfalto qualche centinaio di metri più in là, ecco allora ringrazi di aver comprato un Prado che in Italia sembrerebbe mostruoso ma che qui vicino agli hummer sfigura perfino un po’.

2)      Sulle strade etiopi viaggiano, oltre rare macchine e spericolati camion, una quantità impressionante di animali, sia attaccati a carretti di ogni genere, sia in mandrie, sia in solitudine. Il problema di questi animali è che non condividono con noi ferengi un’adeguata educazione stradale, anzi posseggono una elevata propensione al suicidio. Durante i nostri viaggi, ci hanno attraversato la strada (e l’elenco non è esaustivo) buoi, cavalli, asini, cani, gatti, galline, cammelli, iene, facoceri, pecore, faraone, capre, dik dik, babbuini. Invariabilmente, mio marito ha pensato al modo in cui avremmo potuto cucinarli se li avessimo centrati.

3)      In Etiopia non esistono autostrade, e di conseguenza nemmeno autogrill. Può succedere che da un hotel all’altro durante un trasferimento non esistano posti decenti dove fermarsi a mangiare qualcosa che non sia cibo locale. Dunque la regola prima della preparazione bagagli è prevedere almeno uno scatolone di scorte alimentari di lunga durata e alcune casse di acqua. Per questo viaggio noi siamo partiti anche con una scorta di vino da fare concorrenza ad un’enoteca, ma tant’è, era capodanno…

4)      Conseguenza diretta del punto tre è che è quasi impossibile trovare in giro un bagno in cui entrare senza beccarsi il colera. Per i bimbi nessun problema: qui in Etiopia tutti fanno pipì per strada (anche ad Addis…) dunque basta fermarsi ovunque. Certo, la sensazione di essere l’attrazione del luogo è forte, un bisognino per strada diventa un evento che fa accorrere i bambini che vivono lì intorno e che viene esaminato con cura dopo la nostra partenza (giuro!).

5)      Le strade etiopi sono piene di gente: persone che camminano, bambini che improvvisano strane danze a nostro beneficio, donne che trasportano carichi impressionanti di legna, uomini che siedono semplicemente a bordo carreggiata aspettando chissà cosa. Questo implica che in qualsiasi posto ci si fermi (e di ciò abbiamo esperienza, viaggiando con sette bambini la media è di una pipì all’ora), anche se apparentemente sembra deserto, si viene immediatamente attorniati da una turma di bambini che chiedono “Pen, pen pen!” oppure “Highland!” (una bottiglia di plastica, probabilmente la prima marca distribuita in Etiopia che è diventata ovunque sinonimo di acqua imbottigliata). Dunque la macchina con il bagagliaio grande serve anche a contenere un po’ di vuoti da regalare ai bimbi per la strada.

6)      I tempi di percorrenza possono dilatarsi in modo imprevedibile, vuoi per una festa religiosa che blocca un intero villaggio (dove un ragazzo ha abbracciato amorevolmente il cofano della nostra auto… il tej doveva scorrere a fiumi!), vuoi per forature di pneumatici, vuoi perché per portarti il pranzo impiegano due ore. Dunque meglio prevedere tappe di non più di 400 km al giorno per non rischiare di dover viaggiare con il buio.

Per concludere, viaggiare in macchina in Etiopia può essere abbastanza duro: l’essenziale per me è farlo con un buon equipaggio. Grazie a tutti gli amici che hanno vissuto con me quest’avventura: siamo un travel team fantastico! Siamo riusciti a far impallidire tanti turisti che pensavano di essere in una vacanza estrema nelle terre dimenticate del sud del paese, noi con sette bambini e i brindisi a base di prosecco!

P.S.: grazie a Pulpo Loco per alcune delle foto di questo post.


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5 responses

13 01 2012
federicA

CIAO LAURA,DA QUI NON RIESCO A IMMAGINARE IL VOSTRO VIAGGIO,MA E’ SEMBRATO MOLTO MOLTO DIVERTENTE…SALUTI A TUTTI FEDERICA BAKERY..

15 01 2012
ferengiaddis

Ciao Fede, vedrai che belle le foto delle tribù del sud! baci a tutti voi.

14 01 2012
francesca

Complimenti per lo spirito d’avventura….giuro che non mi lamento piu` del viaggio in macchina per andare in Italia!
francesca

14 01 2012
ferengiaddis

Grazie! Io purtroppo ultimamente non riesco più ad accedere al tuo blog, né a tutti quelli su blogspot. Ogni tanto capita… speriamo che il blocco sparisca presto!

15 01 2012
destinazioneestero

Che bei viaggi!

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