Melka Kunture e gli italiani (pure qui!)

2 12 2010

Qualche giorno fa siamo andati a fare una gita a Melka Kunture , un sito archeologico che si trova ad una quarantina di km da Addis, verso sud, nel pieno della rift valley.

Il sito si trova sulle rive del fiume Awash, in una zona dal paesaggio suggestivo. Per arrivarci, dopo il villaggio di Melka Awash, subito dopo il ponte sul fiume, c’è un cartello che indica una strada sulla destra: si prosegue per una strada sterrata per un altro km e si arriva ad un cancello verde, che delimita la zona dello scavo.

Appena arrivati, la guida ci ha fatto visitare i quattro tukul con diversi allestimenti che illustrano la storia dello scavo, la situazione geologica, i ritrovamenti, e il museo all’aria aperta, uno scavo di 50 mq che racchiude una quantità notevole di ossa e utensili, forse portati dalla corrente del fiume o forse raggruppati in quel luogo dai nostri antenati. Il progetto del museo è stato realizzato grazie ai finanziamenti ottenuti attraverso il progetto Cultura dell’Unione Europea (ma quanto sono bravi questi europei!).

Attualmente la direzione degli scavi è affidata ad un italiano (siamo pure qui!): è il professor Marcello Piperno, che abbiamo avuto la fortuna di incontrare e che ci ha dedicato un po’ del suo tempo, raccontandoci la sua esperienza.

Ci sono due cose che mi hanno colpito di quello che ci ha detto. La prima è che nell’area intorno al museo sono stati individuati almeno duecento siti dove scavando si troverebbero reperti molto interessanti. Ci vogliono molti fondi per portare avanti le ricerche, dunque ci vorrà parecchio tempo per riuscire a portare alla luce tutto questo patrimonio.

La seconda è la storia di come sia stato scoperto questo sito archeologico: un archeologo francese che viveva ad Addis negli anni ’70 era andato a Melka Kunture una domenica, come noi, per fare una passeggiata in mezzo alla natura. Sulle rive del fiume ha trovato alcune ossidiane, delle pietre, tagliate in modo da essere usate come utensili. Di ritorno nella capitale, ha avvertito la società archeologica etiope della sua scoperta e da allora sono iniziati gli scavi. Si è trattato di un caso, solo fortuna, e il professor Piperno mi ha confessato che nella maggior parte dei casi è così: e io che pensavo che dietro ad ogni scoperta archeologica ci fossero anni di ricerche e di studi per capire dove scavare…


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2 responses

4 12 2010
Ferdinando, Francesca e Nonna Melina

Ciao zia, innanzitutto auguri per la gattina. Speriamo che i cugini la trattino bene.

Poi, anche io pensavo che c’ erano una miriade di ricerche prima di scavare, invece bisogna essere fortunati come l’ archeologo francese.
Poi questi Italiani sono dappertutto(meno male)!
Ci fa piacere che aggiorni questo blog che è quasi l’ unico modo per comunicare con voi e con le cose che vi affascinano di più, così ci acculturiamo anche noi sulle vostre nuove abitudini.

Un bacione a tutti e 5 voi, perche ora con il gatto siete in 5, vi vogliamo tanto bene e vi pensiamo sempre.

18 01 2011
Gondar e i suoi castelli « Ferengi in Addis

[…] per la serie gli italiani sono arrivati anche qui, in città ci sono diversi palazzi di stile razionalista che sono ancora lì uguali a come i nostri […]

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